giovedì, 26 Novembre, 2020

Osservazioni su alcuni indicatori per una valida gestione ospedaliera

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Scendiamo nel dettaglio con alcuni degli indicatori riguardanti una valida gestione ospedaliera.

Percentuale di infezioni ospedaliere

La presenza di infezioni nosocomiali od ospedaliere, cioè che insorgono durante la degenza in ospedale, costituisce uno dei problemi più rilevanti della sanità mondiale.

Nonostante le misure igieniche utilizzate normalmente negli ospedali, la presenza continua di malati spesso colpiti da patologie infettive, il ricorso frequente ad indagini strumentali invasive, rende impossibile l’eliminazione completa di agenti pericolosi quali virus, batteri e funghi.

L’impiego costante di antibiotici favorisce inoltre la comparsa di resistenze, cioè di specie insensibili o quasi ai farmaci comunemente impiegati.

Questi fattori rendono possibli le infezioni ospedaliere che vanno comunque prevenute e combattute.

La presenza fisiologica delle infezioni ospedaliere può essere considerata dell’ordine del 5-8%.

Mortalità operatoria dei principali interventi chirurgici

Ai fini della valutazione del rapporto costi/benefici per un determinato intervento chirurgico, indispensabile come ogni atto terapeutico, è necessario conoscere, tra i numerosi dati, la mortalità operatoria.

Il rischio operatorio, molto diverso nei vari tipi di intervento chirurgico, (vedi tab. 1), è in relazione a numerosi fattori ed anche all’abilità tecnica del chirurgo.

– By-pass aorto-coronarico 1 – 2,5%
– Aneurisma dell’aorta addominale, in elezione 2-4% con protesi
endovascolare 1-1,5%
– Aneurisma dell’aorta addominale in fase di rottura 30-50%
– Pneumonectomia 4-8%, lobectomia 3-5%
– Colecistectomia (per via endoscopica e per via laparotomica) 0,2%
– Cistectomia radicale 2-2,5%
– Cancro del colon 1-3%, in urgenza fino al 15%
– Cancro dell’esofago 7-8%
– Frattura del femore 3-4%
– TURP anni 1984-1990 USA, 0,4% 65-69 anni, 3,5% ultra 85enni
– TUMT: vicina allo 0%

Percentuale di parti cesarei rispetto al totale dei parti

Secondo l’OMS deve corrispondere al 10-15%. Una percentuale molto superiore a questa cifra va considerata con riserva e sospetti e deve indurre ad un approfondimento dei motivi.

Presenza di piaghe da decubito

I vari dati riportati dalla letteratura parlano di percentuali molto bariabili, ma che si attestano intorno al 10% della popolazione ospedaliera complessiva (comprendendo anche le uolcere da pressione al primo stadio, cioè nella fase di eritema).

E’ noto che le piaghe da decubito rappresentano una patologia che non si dovrebbe più osservare.

La percentuale di pazienti affetti da questa sindrome rispetto al totale della popolazione ospedaliera, può essere considerata come un indicatore di qualità dell’assistenza.

Tenendo presente la realtà effettiva e non l’eccellenza, una percentuale del 2-3% può essere ritenuta come un indicatore di buona qualità.

Presenza di cateterizzazione vescicale

L’unica indagine estesissima (oltre 13.000 pazienti di diversi ospedali del nord Italia) compiuta in Italia (1996), con il patrocinio del Ministero della sanità, ha evidenziato una percentuale scandalosa, cioè del 18% di cateterizzazione vescicale nell’intera popolazione ospedaliera (ospedali generali per acuti).

Negli USA questa percentuale è del 10%, mentre secondo criteri di eccellenza non dovrebbe superare il 2-3%.

Necessità di precisi criteri nella prescrizione del riposo assoluto a letto, con la registrazione in cartella clinica anche della durata.

Le indicazioni di riposo assoluto a letto sono molto limitate e quasi sempre di brevissima durata. Basti pensare che nell’infarto del miocardio è previsto che la durata del riposo a letto non deve superare 1-2 giorni.

La prescrizione del riposo assoluto a letto è indicata quasi esclusivamente nelle condizioni patologiche caratterizzate da scompenso emodinamico acuto.

Invece in clinica è praticata in maniera molto più estensiva; spesso più che di una vera e propria consuetudine, sia pure sbagliata, si tratta di una consuetudine permessa all’infermiere che autonomamente “costringe” il paziente a letto senza alcuna giustificazione scientifica.

L’abuso della prescrizione a letto costituisce una delle principali cause della patologia da immobilizzazione.

E’ un grave segno di mala pratica la mancanza della registrazione in cartella clinica della prescrizione del riposo in letto o la mancanza di precisi criteri di questa misura assistenziale.

Misure di contenzione

Le connotazioni culturali legate all’impiego dei mezzi di contenzione hanno assunto negli
ultimi anni una valenza fortemente negativa.

Da più parti, infatti, si è evidenziato come non siano trascurabili i rischi legati all’uso degli ausili di contenzione e nello stesso tempo è stata sottolineata la loro scarsa o nulla efficacia nel controllo delle situazioni in cui più comunemente vengono impiegati:agitazione psicomotoria, confusione mentale, prevenzione di cadute, ecc. (vedi linee Guida del Trattamento e nella Gestione delle Malattie Geriatriche, CESI, Roma, III Edizione, 2005).

Anche se è difficile quantizzare una percentuale di utilizzo dei mezzi di contenzione, oltre la quale vi è chiaramente un abuso, è grave il mancato tentativo (che se invece effettuato va registrato in cartella clinica) di mezzi alternativi.

La pratica inidonea o addirittura indiscriminata dei mezzi di contenzione è passibile di conseguenze penali.

La costituzione italiana sancisce infatti all’articolo 13 l’inviolabilità della liberta personale ed all’art. 32 la necessità del consenso all’atto terapeutico.

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