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RESPONSABILITA' PROFESSIONALI DEI SANITARI


COSA RICADE NELLE RESPONSABILITA' PROFESSIONALI DEI SANITARI.

A carico degli enti assicuratori sono posti alcuni particolari obblighi. Fra questi, in caso di responsabilità, anche presunta, del conducente del veicolo assicurato, vi è quello di fare congrua offerta risarcitoria del danno subito da terzi in conseguenza della circolazione veicolare o di dare comunicazione dei motivi del diniego di qualsiasi offerta (art. 3, D.L. 857/76 Comma 8, convertito nella legge 39/77; ved. anche art. 5, Comma 7 L. 57/01).
Fatta questa premessa dobbiamo dire che il danno fisico subito puo’ incidere in differente misura sulla: a) compromissione della sfera patrimoniale; b) compromissione della sfera biologica; c) compromissione della sfera affettiva; d) compromissione della sfera esistenziale.

Circa il punto di cui alla lettera a) è da evidenziare che il lavoratore autonomo nel caso di malattia non percepisce reddito alcuno. Non vi è, pertanto, dubbio che, per i lavoratori autonomi, anche in ipotesi di micro-permanenti, vi sia compromissione del reddito e, quindi, danno patrimoniale in relazione al lucrum cessans dell’attività reddituale. Ciò va precisato in quanto, proprio per le così dette micro-permamenti, per le quali solitamente viene liquidato esclusivamente il danno non patrimoniale, è da distinguere fra lavoro dipendente e lavoro
autonomo. Se nel lavoro dipendente non esiste il lucrum cessans atteso che il danneggiato percepisce, durante la malattia, egualmente la retribuzione dovuta da parte del datore di lavoro, non è la stessa cosa per il lavoro autonomo per il quale bisogna sempre tener conto della compromissione patrimoniale dell’attività reddituale da aggiungersi alla compromissione della sfera biologica, nonché a quella affettiva ed esistenziale. Soccorre, a riguardo, la
presunzione iuris et de iure con dati gravi, precisi e concordanti (art. 2729 c.c.) perché non vi è dubbio che il lavoratore autonomo che non lavora e/o non può lavorare non guadagna e non percepisce reddito; così come percepisce reddito ridotto se lavora con intensità minore a quella precedente al fatto illecito. In conclusione: nel lavoro autonomo, ai fini del riconoscimento del danno patrimoniale, non rileva la differenza fra micro-permanente e macropermanente.
Il danno patrimoniale va sempre riconosciuto in base al reddito (anche presunto) e comunque in base al criterio del triplo della pensione sociale, tenendo conto dei postumi accertati anche se circoscritti entro il 9%.
Trattasi di criterio sussidiario operante anche in assenza di denunzia dell’imposta sui redditi (Cass. 5/2/91, n° 1094; Cass. 10/6/94, n° 5669; ed inoltre: Cass. 6074/95; Cass. 9285/97).

b) Circa la compromissione della sfera biologica, si deve applicare il criterio egalitario, avendo tutti diritto in egual modo alla tutela del bene salute. Occorre precisare che per i sinistri verificatisi prima del 2001 non può trovare applicazione la legge 5/3/2001, n° 57 (art. 5) che, ovviamente, si riferisce ai sinistri successivi alla sua pubblicazione. Pertanto il Giudicante, con il suo potere discrezionale, sarà libero nella valutazione del così detto valore di “punto differenziato”. La Suprema Corte ha affermato che “le tabelle elaborate da alcuni uffici giudiziari per la liquidazione del danno biologico non rientrano nella nozione di fatto di comune esperienza, né sono canonizzate come norma di diritto appartenenti necessariamente alla conoscenza del Giudice. Pertanto, il Giudice che intende utilizzarle deve, per non incorrere nell’errore di omessa motivazione, dare conto dei criteri indicati nelle tabelle e poi descriverne
l’applicazione alla fattispecie concreta” Cass. 23/5/2003, n° 8169 (in Guida al Diritto, n° 39 del 11/10/2003, pag. 59).

c) La compromissione della sfera affettiva riguarda il pretium doloris e cioè il danno morale, di cui la Suprema Corte ha fatto riconoscimento, qualora trattisi di diritti costituzionalmente garantiti quali quelli inerenti al bene salute (art. 32 della Costituzione), anche in assenza di ipotesi criminosa (Cass. Civ. 31/5/2003, n° 8827).

d) La compromissione della sfera esistenziale attiene alle manifestazioni del vivere esterno e cioè a tutte quelle incidenze negative della vita quotidiana di ogni individuo, atteso che lo Stato garantisce i diritti inviolabili dell’uomo nello svolgimento della sua personalità in tutte le sue manifestazioni (art. 2 Cost. in relazione all’art. 2059 c.c.). Il fatto che un individuo, a seguito delle lesioni subite, non abbia più potuto continuare a fare cio’ che faceva prima dell’illecito,
ad esempio: praticare attività sportive, per lo meno per un certo periodo di tempo, è danno esistenziale; così come è danno esistenziale il fatto che non abbia potuto svolgere attività ludiche, culturali o ricreative in generale (Cass. Civ. 31/5/2003, n° 8827; Cass. Civ. 31/5/2003, n° 8828; Cass. Civ. 7713/00; Cass. Civ. 2515/02; Cass. Civ. 6507/01). In sostanza: il tempo libero non puo’ non avere la sua rilevanza ai fini risarcitori.