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CONSENSO INFORMATO


SCOPRIAMO COS'E' IL CONSENSO INFORMATO E COME CI SI DEVE COMPORTARE

È da evidenziare, prima di tutto, che l’informativa riguarda l’adeguata rappresentazione dei rischi dell’intervento e non può essere limitata al solo trattamento medico, fisico e chirurgico di cui all’annotazione di quanto comunemente contenuto nella cartella clinica.
L’informativa, poi, deve essere adeguata e, dovendo riguardare i rischi, deve essere preventiva. Il che è escluso dall’annotazione contenuta in una cartella clinica, che, come è noto, viene compilata successivamente all’intervento chirurgico; mentre l’adesione del paziente a sottoporsi ad intervento ed accettare i rischi conseguenti è un prius rispetto alla cartella clinica. Né, a prescindere da ogni omesso riferimento ai rischi e da ogni omesso cenno sommario agli stessi, può ritenersi che la sottoscrizione del paziente in calce all’annotazione della cartella clinica, con generico riferimento a rischi, costituisca dichiarazione confessoria, perché non vi è dubbio che trattasi di sottoscrizione ex post, non inerente ad adeguata rappresentazione dei rischi annessi all’attività sanitaria. Peraltro la sottoscrizione verrebbe a coincidere con il momento di rilascio della stessa cartella, come tale, la dichiarazione non può ritenersi idonea ad invertire l’onere della prova sul così detto consenso informato posto a carico del prestatore d’opera intellettuale, nella specie del medico e/o chirurgo.
E’ obbligo del chirurgo dimostrare che aveva dato adeguata informazione su rischi connessi all’intervento chirurgico (art. 2697 c.c.), atteso il rapporto contrattuale intercorso con il paziente ed atteso che questi deve fornire prova soltanto del danno subito, mentre resta a carico del prestatore d’opera intellettuale l’onere dell’esatto adempimento o dell’impossibilità di questo
derivante da causa a lui non imputabile. Ed è da rilevare che il prestatore d’opera intellettuale, nella specie il chirurgo, risponde anche di colpa lieve; mentre l’esatto adempimento attiene anche alle trattative (at. 1337 c.c.) che fanno parte della formazione del contratto e che, nella prestazione medica, costituiscono il così detto consenso informato (ex plurimis: Cass. 16.5.00, n. 6318; Cass. 23.5. 01, n. 7027; Tr. Roma 22.5.01, n. 19260).
A riguardo, circa l’adeguatezza e correttezza dell’informativa si richiamano anche gli artt. 29 e 31 del nuovo codice deontologico dei medici e degli odontoiatri, approvato nel luglio del 1995, evidenziandosi che di solito il quesito posto dal Giudice fa sempre riferimento “ad adeguata rappresentazione dei rischi connessi al trattamento, nonché acquisizione del consenso informato”.
E’ del tutto evidente che quando difetta la prova dell’adeguata rappresentazione dei rischi, non sussiste dubbio sulla responsabilità del chirurgo per non avere esattamente adempiuto la prestazione contrattualmente stabilita e non aver rappresentato adeguatamente i rischi dell’intervento.