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giovedì, 22 Ottobre, 2020
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Introduzione alle Norme di riferimento per una buona pratica Ospedaliera

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Norme di riferimento per una buona pratica Ospedaliera. 

A cura del Prof. Massimo Palleschi

L’ADISM ha l’obiettivo di rappresentare un possibile punto di riferimento sia per le istituzioni ospedaliere, sia per i medici ospedalieri, sia per i pazienti degenti in Ospedale.

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un fenomeno abnorme ed esplosivo, quello del vertiginoso incremento dei procedimenti giudiziari contro medici da parte di pazienti
degenti in ospedale.

E’ stato calcolato che un medico, con venti anni di lavoro in ospedale, ha l’80% di probabilità di andare incontro ad almeno un procedimento di responsabilità professionale.

Questa moltitudine di azioni giudiziarie contro i medici squalifica il sistema sanitario, provoca sconcerto ed un clima di sfiducia del cittadino nei riguardi dell’ospedale.

E’ pertanto necessario individuare e correggere le cause di questo abnorme fenomeno, le cui responsabilità non possono essere riferite ad una sola categoria professionale.

L’identificazione di tutti i fattori che concorrono a questa patologica situazione è una condizione essenziale per ridurre i gravi inconvenienti che si verificano nella gestione e
nella prassi ospedaliera.

D’altra parte è stato unanimemente riconosciuto, anche dall’OMS, che “la qualità di un sistema sanitario ha lo scopo di garantire che ciascun paziente riceva l’insieme degli inteventi diagnostico-terapeutici più indicati ed al costo minore possibile di complicazioni
iatrogene e con la massima soddisfazione”.

Vengono di seguito menzionate alcune possibili cause della insoddisfacente qualità nella
erogazione delle cure ospedaliere:

1) Gravi anomalie nell’arruolamento e nella selezione del personale medico, che non
sempre ha competenze adeguate alla funzione ricoperta.

2) Gravi carenze qualitative e quantitative del personale infermieristico.

3) Disfunzioni organizzativo-amministrative

4) Sottovalutazione del problema degli anziani.

5) Fallimento dei sistemi premianti, così come sono stati impostati e soprattutto
realizzati.

6) Carenze edilizie-strutturali.

7) Carenze di attrezzature.

Per quanto concerne le competenze dei medici ospedalieri, che potrebbero per prime
essere messe in discussione considerando l’altissimo numero di denunce subite, si fa
presente da parte di questa Associazione che, mentre sono state prese dalle istituzioni
sanitarie interessanti iniziative riguardanti l’aggiornamento dei Medici e del personale
paramedico, nulla o quasi è stato fatto nei riguardi di un valido arruolamento ed una giusta
selezione del personale medico.

ADISM – Associazione Difesa Infortunati Stradali e Malasanità
Ufficio: Via G.Nicotera 24, 00195 Roma – Tel/Fax 06.3217717
Sede Legale: Tel. 06.3217639
email: info@adism.it – web: www.adism.it

Sarebbe assurdo, ricorrendo ad un esempio paradossale, permetter di far dirigere un
reparto ospedaliero ad un primario incompetente, al quale però venissero assicurate
possibilità di aggiornamento.

Le attuali norma hanno permesso una selezione dei Primari su base prevalentemente
politico–amministrativa piuttosto che tecnico-professionale.

E’ intenzione dell’ADISM di attuare una intensa campagna di sensibilizzazione –
informazione perché venga instaurata una selezione concorsuale ad opera del Direttore
Generale.

Il danno morale nei prossimi congiunti

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Il danno morale nei prossimi congiunti deve essere sempre risarcito.

Con la sentenza n. 7748 del  8 aprile 2020 la terza sezione civile della cassazione, tornando sul tema del danno da perdita parentale, ha chiarito che il danno morale dei prossimi  congiunti di una persona lesa in un incidente stradale può essere provato mediante presunzioni, quale conseguenza connaturale all’essere umano.

Si tratta di una decisione importante ai fini della tutela dei diritti degli eredi di quanti hanno subìto la perdita di un loro familiare in un incidente stradale ed una vittoria di Adism, che ha sollevato la questione di legittimità costituzionale in relazione agli articoli 2, 3 e 32 della Costituzione con  riferimento  agli articoli 2043 e 2059  del  codice civile,  relativamente a quanto  affermato  dalla stessa sezione della cassazione con la sentenza 11200/2019,in cui si è affermato che: “la mera relazione di  consanguineità non è da sola sufficiente ad integrare il danno risarcibile, gravando sui congiunti l’onere di provare in  concreto l’esistenza di rapporti costanti di reciproco affetto e solidarietà con il familiare defunto”.

La perdita di un familiare rappresenta il più grande sconvolgimento che possa capitare nella vita di un essere umano, ponendo spesso fine alla voglia di vivere, una mancanza ed un dolore non sanabile nel tempo. Negare che l’uccisione di un proprio familiare costituisca violazione dei diritti, e dunque, dei danni, perlomeno non patrimoniali, dei congiunti superstiti è nozione contraria ai principi basilari del sentire sociale e del diritto che è  chiamato a tutelare tali beni  supremi: la salute, la piena dignità sociale e l’uguaglianza sostanziale dell’individuo di  fronte alla legge; così  come anche non  riconoscere che il dolore possa essere provato e manifestato in maniera differente e soggetto a valutazione equitativa da parte di organi giudicanti  differenti e con propri distinti convincimenti.

L’articolo 32 della Costituzione,

riconosce che la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo ed interesse della collettività; l’articolo 2 garantisce i  diritti inviolabili dell’uomo, mentre l’articolo 3 afferma che tutti i cittadini hanno pari dignità  sociale e sono uguali davanti  alla legge: dovere dimostrare lo sconvolgimento della propria vita per l’uccisione di un familiare è in contrasto con tali principi, violando la dignità  sociale che si manifesta anche nel  rispetto dell’altrui  dolore che non deve essere calpestato, né, tantomeno può costituire oggetto di prova nella generalità dei casi, attesa la natura interiore e strettamente personale del sentimento.

E’, dunque, errato parlare per i congiunti della vittima  gravemente lesa, o morta in un incidente stradale per condotta illecita altrui, di danno riflesso, dovendo correttamente  farsi riferimento ad un danno diretto, non suscettibile a prova più rigorosa del danno con la dimostrazione dello sconvolgimento delle abitudini di vita, poiché nell’ambito  delle presunzioni  assume un rilievo primario proprio il rapporto di parentela stretta tra i congiunti e la vittima.

Avvocato Gianluca Sposato – Presidente Adism

Incidenti e morti sul lavoro

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Purtroppo la mortalità sul lavoro rappresenta un fenomeno inarrestabile nel nostro Paese,

per le precarie condizioni in cui, talvolta, il lavoratore è tenuto a svolgere le proprie mansioni; pensiamo ai lavoratori esposti all’amianto, alle esalazioni tossiche, come nel caso dell’ILVA, o quando si è costretti a svolgere attività mettendo a rischio ed a repentaglio la propria salute e vita per lavori di manutenzione stradale, lavori su ponteggi, con macchinari pericolosi e turni di lavoro sfiancanti.

Gli incidenti sul lavoro, molto spesso, hanno  conseguenze invalidanti e, purtroppo, talvolta  fatali per il lavoratore. Per tutelare i diritti di chi ha contratto una malattia, o subìto un infortunio grave durante il lavoro, nonché i  diritti dei  familiari dei caduti del lavoro, ovvero delle persone decedute a causa di incidenti successi durante e per causa del lavoro svolto, è fondamentale affidarsi, fin da subito, ad avvocati esperti nel risarcimento dei danni per incidenti e morti sul lavoro, al fine di avviare e gestire correttamente la pratica INAIL.

Per denunciare il sinistro ed aprire la relativa posizione, i danni devono essersi verificati durante l’attività lavorativa, oppure “in itinere”, mentre ci si stava recando a lavoro, o si stava tornando dal lavoro, poiché i danni subiti dal lavoratore durante lo svolgimento delle proprie mansioni sono coperti da assicurazione INAIL, sia che si  siano verificati per causa fortuita, come nel caso di caduta da un ponteggio, che per causa violenta, dovendosi intendere per tale  ogni aggressione che dall’esterno danneggia l’integrità psico-fisica del lavoratore provocandone la morte,  o lesioni personali valutabili da un medico legale in termini percentuali di danno biologico permanente, o temporaneo.

Decessi ospedalieri per Coronavirus

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L’epidemia del Covid 19 rischia di trascinare il settore medico sanitario al collasso,

con la conseguenza di non riuscire a far fronte a richieste di cure specialistiche, negligenza per chirurgia d’urgenza, errori in ambito ortopedico, responsabilità odontoiatrica, imperizia in ginecologia, decessi ospedalieri.

Il rischio di un numero elevato di richieste di risarcimento del danno a carico degli operatori sanitari e delle ASL e di un contenzioso che travolga l’attività sanitaria svolta in piena emergenza, per far fronte all’epidemia, deve condurre ad individuare criteri e norme di  sicurezza che invitino alla responsabilità, senza trascurare il valore della missione svolta dai medici.

I protocolli di sicurezza, soprattutto nella fase epidemica iniziale, non  sono  stati ovunque scrupolosamente rispettati  con la conseguenza che molti medici  ed infermieri hanno  contratto il virus del covid 19 in servizio, alcuni dei quali perdendo, purtroppo, la vita. Tali casi di malasanità rientrano nelle casistiche INAIL di infortunio sul lavoro e la relativa domanda di indennizzo deve essere presentata da parte degli eredi, corredata da tutta la documentazione, ai fini della valutazione e prova del nesso di causalità.

Nel nord Italia, in particolare,  si sono registrati numerosi casi di pazienti che sono  deceduti dopo avere contratto il coronavirus nelle strutture ospedaliere, ove erano ricoverati per degenza a seguito di interventi operatori. Il  nostro staff di legali ed avvocati  esperti in responsabilità ospedaliera è al  servizio dei familiari delle vittime del covid 19 colpiti da tali disgrazie, per tutelare i loro  diritti  ed assicurare loro giustizia ai fini  risarcitori.

Palermo Today – Articolo 24 Aprile 2020

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Arriva a Palermo associazione che tutela dai danni derivanti da incidenti stradali

L’associazione Difesa Infortunati Stradali e Malasanità (Adism) arriva anche a Palermo. A prenderne le redini, quale referente locale della sede palermitana, è il criminologo Nunzio Giangrande, pronto a seguire e proporre il lavoro che l’associazione fa a livello nazionale per tutelare i soggetti danneggiati da incidenti stradali.“

Leggi l’articolo completo sul sito Palermo Today: http://www.palermotoday.it/cronaca/associazione-difesa-danni-omicidio-stradale-incidenti.html

Risarcito con 395 mila euro senza fare causa

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Rubino da Roma risarcito  con  395.000,00 euro.

Ringrazio l’Associazione Difesa Infortunati Stradali ed il suo Presidente, avvocato a Roma esperto in incidenti stradali  e consulenza per il risarcimento di danni gravi, a cui sarò sempre riconoscente per avermi difeso in un incidente con la moto contro una macchina che veniva contromano e negava la colpa, per il lavoro ed il risultato ottenuto.

L’Avvocato Sposato è di una preparazione unica nel  campo  dell’infortunistica stradale, nella ricostruzione degli incidenti e nella trattazione del danno, sempre reperibile e non ha preteso nessun anticipo spese fino al risarcimento dell’assicurazione.

Sono stato seguito da subito con grande professionalità  ed attenzione, grazie ad una  consulenza legale e medico legale specialistica rivolta al cliente vittima di grave incidente stradale, per tutelare i diritti dell’ infortunato ai fini dell’indennizzo rapido da parte dell’assicurazione.

Se avete avuto un incidente stradale verrete avvicinati, come è capitato  a me,  da tante persone che si proporranno  di  assistervi, ma vi  consiglio di fare attenzione  e di rivolgervi  all’Adism, è la scelta migliore che potete fare per tutelare la vostra ragione negli incidenti stradali ed ottenere il massimo risarcimento per il vostro danno.

Scarica la quietanza completa

Gestione sinistri assicurativi

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La Gestione dei sinistri assicurativi.

Perché non conviene mai affidarsi all’assicurazione per richiedere il risarcimento dei danni.

Adism gestisce per tuo conto e nel tuo interesse tutti i sinistri assicurativi, per inadempienza contrattuale a termine di polizza, sia che si tratti di polizza infortuni sul lavoro, polizza sanitaria, ramo danni, ramo vita, etc.

Gestiamo il tuo sinistro con l’Assicurazione per farti ottenere il miglior risarcimento possibile, grazie alla nostra esperienza decennale e comprovata professionalità, avvalendoci dei migliori avvocati e medici legali sul territorio.

In tema di circolazione stradale, la legge sull’indennizzo diretto prevede la liquidazione del danno direttamente da parte dell’assicurazione che però mira a liquidare in maniera sbrigativa ed insoddisfacente il danno, tenuto conto che le assicurazioni devono tutelare primariamente, se non esclusivamente, i propri interessi.

Allo stesso modo, le varie coperture di assistenza legale ormai incluse in tutte le polizze assicurative non rispondono mai all’esigenza di tutelare in pieno i diritti dell’assicurato, essendo gestite sempre all’interno e da avvocati che operano per conto e nell’interesse delle assicurazioni.

Rivolgersi ad ADISM significa tutelare i propri diritti ed i propri interessi per la migliore liquidazione del danno possibile, che ove non soddisfacente potrà essere trattenuta anche in acconto per ulteriori accertamenti ed integrazione dell’offerta risarcitoria in sede giudiziale.

Il Concorso di colpa del pedone

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Il concorso di colpa del pedone in caso di incidente.

Vi sono alcune situazioni in cui il risarcimento al pedone può essere diminuito, o addirittura negato, perché si ritiene che  il suo comportamento imprudente abbia contribuito al verificarsi dell’incidente,  come nel caso in  cui  attraversi  lontano  dalle strisce pedonali, attraversi un incrocio in diagonale venendosi a trovare in una posizione pericolosa, con il  semaforo  rosso, o  sia distratto dall’uso  del cellulare.
In questi casi, se il conducente riesce a dimostrare che il pedone non si è attenuto alle regole stabilite dal Codice della Strada può ottenere una riduzione del risarcimento del danno in proporzione all’incidenza che il comportamento del danneggiato ha avuto nel verificarsi dell’impatto. Va però, precisato, che la condotta del pedone non sempre ha una incidenza reale nella dinamica del fatto anche quando viene dimostrata una sua teorica colpa. Si può pensare al caso del pedone che attraversa fuori dalle strisce un rettilineo con piena visibilità da lunghissima distanza e che viene investito da un mezzo che procede a velocità sconsiderata, situazione in cui ben difficilmente sarà possibile ritenere che l’omissione del pedone abbia impedito (anche solo in parte) al conducente del veicolo di evitare l’impatto.
Il pedone che attraversa fuori dalle strisce è corresponsabile dell’incidente (Cass. civ, sez VI n. 2241 del 28 gennaio 2019).

Coronavirus e responsabilità medica

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Coronavirus e la responsabilità medica.

Si parla molto, inevitabilmente,  in  questo periodo dell’infezione del  Coronavirus.

Secondo il parere del premio Nobel per la medicina Luc Montagner, che nel 1983 ha scoperto il  virus del HIV,  non  vi  sono  dubbi  che il virus del Covid 19 sia stato il  frutto  della manipolazione umana a fronte di  esperimenti su un vaccino e che sia,  accidentalmente, uscito dal laboratorio; contrariamente al parere pressoché unanime degli  scienziati per cui il coronavirus sarebbe frutto di un  salto  di specie  verificatosi  spontaneamente in natura, dal pipistrello  all’uomo.

L’Adism – Associazione Difesa Infortunati  Stradali  e Malasanità,  che ha avuto l’apprezzamento  da parte della Presidenza del Consiglio  dei  Ministri,  ha espresso pubblicamente  la propria gratitudine e riconoscenza a tutti i medici, infermieri e personale ospedaliero che in tale situazione di allarme, pericolo e  difficoltà  non  si è sottratto  ai  propri doveri con  encomiabile sacrificio,  lavorando oltre l’orario consentito ed in  condizioni di precarietà ed emergenza con  possibile rischio  di  contrazione dell’infezione.

Il comitato  scientifico di Adism, presieduto  dall’Onorevole Dottoressa Luisa Regimenti,  specialista in  medicina legale e delle assicurazioni, già Presidente dell’Associazione Nazionale dei Medici Legali, ha condannato apertamente il comportamento di chi tende a strumentalizzare e screditare la classe medica,  intentando domande di risarcimento danni prive di  fondamento,  approfittando  dello  stato  di allerta e confusione del Paese.

Per quanto  concerne  possibili  responsabilità in  ambito  medico  e sanitario da parte di medici  e strutture ospedaliere per il decesso di  pazienti  ricoverati negli  appositi  reparti, o  che hanno  contratto l’ infezione ed il  virus in  Ospedali  e  strutture sanitarie  che non hanno  adottato le precauzioni dovute,  è  bene precisare che  le regole della prassi sanitaria in campo medico legale e della responsabilità  medica, per imprudenza, imperizia e negligenza non  subiscono  eccezioni, neanche a fronte del Covid 19, pertanto,  ove la responsabilità  del  sanitario risulti  evidente e dimostrabile a seguito  dell’esame gratuito da parte dei nostri  medici legali,  indicheremo  le modalità operative  da seguire per ottenere il risarcimento di  tutti i danni subiti.

I nostri avvocati  e medici legali esperti in materia sanitaria ed ospedaliera,  presenti  su  tutto il territorio nazionale, rimangono  a disposizione di tutti i medici  e chirurghi per l’assistenza che si  renda necessaria per tutelare i loro diritti, esaminando le posizioni che necessitino studio e approfondimento al fine di improntare adeguata difesa, o  chiedere i  danni ove siano  stati messi in  condizione di  lavorare senza le adeguate precauzioni, misure di  protezione  e sicurezza.

Avvocato per infortunistica stradale

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Di seguito si riportano alcune casistiche per le quali è possibile avviare una richiesta di risarcimento danni per un infortunio stradale.

Il tamponamento rappresenta la casistica più frequente di incidenti ed è disciplinato dall’art.149 del Codice della Strada, che al comma 1 sanziona il mancato rispetto della distanza di sicurezza,  quale grave comportamento tenuto durante la guida di un veicolo.

Una delle prime cause degli incidenti stradali è la distrazione alla guida, spesso associata all’uso del telefonino.

La stanchezza alla guida è un altro motivo che è causa di incidenti stradali. Per evitare il sonno al volante, molto pericoloso, è bene attenersi ad alcune precauzioni e soprattutto riconoscere i sintomi che possono causare un addormentamento.
L’art. 141 del Codice delle Assicurazioni prevede che il danno subito dal terzo trasportato debba essere risarcito dall’assicurazione del veicolo sul quale la persona viaggiava nel momento dell’incidente anche in presenza di tamponamento a catena.

Il mancato utilizzo delle cinture di sicurezza non esclude che la persona a bordo dell’autovettura possa essere risarcita per il danno subito, sebbene possa essere prevista una riduzione dell’entità del risarcimento stesso, in relazione ai postumi invalidanti che si sarebbero  potuti evitare ove avesse adoperato le normali precauzioni imposte dalla legge.

In caso di incidente stradale, il danno causato dal mancato funzionamento dell’airbag o da un difetto di funzionamento dell’airbag (per esempio, l’apertura anticipata dell’airbag) deve essere risarcito dall’assicurazione della casa automobilistica dalla quale si è acquistata l’autovettura operando il  diritto  di  rivalsa della compagnia assicurativa.

L’elevata velocità costituisce una delle cause più pericolose di incidenti  stradali: il danno si quadruplica al raddoppio della velocità, diventa nove volte maggiore quando la velocità si triplica e così via, secondo la formula dell’energia cinetica, con gravissime conseguenze, spesso purtroppo fatali, per chi  vi  rimanga coinvolto.
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L’usura delle gomme e, più in generale, il degrado d’uso sui ricambi, può comportare una diminuzione del risarcimento da parte dell’assicurazione.

La pioggia, l’asfalto stradale bagnato, sdrucciolevole, o  scivoloso sono frequentemente causa di incidenti stradali. Ad essere maggiormente coinvolti  sono i motociclisti. In caso di danni provocati dall’asfalto bagnato o scivoloso, l’Ente proprietario o gestore della strada è tenuto al risarcimento a titolo di responsabilità per danni cagionati dalle cose in custodia di cui all’art. 2051 c.c. a meno che non dimostri il caso fortuito, circostanza che esclude il risarcimento (come ribadito  dalla Cassazione  con ordinanza n. 6703/2018).

Il manto stradale deformato o la strada dissestata sono molto pericolosi durante la guida, soprattutto in moto e causa sempre più frequente di incidenti. Una sentenza della Corte di Cassazione del 2017 (n. 16657) ha confermato la responsabilità dell’ente locale per le lesioni subite a causa della deformazione del manto stradale, perché, nonostante fosse insidioso, il Comune non ha provveduto alla corretta manutenzione imposta al custode.

Nel caso dell’investimento di un pedone il danneggiato dovrà richiedere il risarcimento al conducente e alla Compagnia assicuratrice del mezzo investitore. Secondo quanto stabilito dall’articolo 2054 del codice civile, il conducente di un veicolo è obbligato a risarcire tutti i danni causati a cose e persone dalla sua circolazione, a meno che riesca a dimostrare di aver fatto di tutto per evitare il sinistro.  Il pedone non ha alcun onere della prova, è necessario dimostrare solo l’avvenuto sinistro e i danni riportati. In assenza di ulteriori prove, a differenza dello scontro tra veicoli, quando si presume sempre un concorso di colpa, in caso di investimento di un pedone, la responsabilità viene sempre attribuita al conducente del veicolo. Vi sono, però, alcune situazioni in cui l’indennizzo può essere diminuito perché si ritiene che anche il suo comportamento imprudente abbia contribuito al verificarsi dell’incidente; così, per esempio, occorrerà valutare se l’investimento sia avvenuto dentro, o al di fuori delle strisce pedonali.

Nel caso di incidente  in retromarcia, vi  è una presunzione di  colpa a carico  del  conducente, che nel compiere tale manovra deve prestare una maggiore precauzione rispetto a quella adottata durante la guida normale  ed ha l’obbligo di dare precedenza ad altri veicoli o pedoni. La scarsa visibilità e l’assenza di sensori di parcheggio non giustificano chi fa retromarcia, che è  sempre tenuto  al  risarcimento  del danno  causato.

Per la violazione dei limiti di velocità in un centro abitato le sanzioni introdotte dal Codice della strada fanno riferimento all’entità del superamento del limite. Anche il risarcimento dei danni causati da un eccesso di velocità tiene conto della velocità oltre il limite prefissato.
L’art. 146 del Codice della Strada regola la violazione del segnaletica stradale, ossia il mancato rispetto della segnaletica stradale. Il risarcimento danni in un caso di questo tipo tiene in conto diversi elementi, tra i quali anche l’eventuale segnaletica stradale carente.

La guida contromano consiste nell’invasione della corsia opposta ed è molto pericolosa, potendo causare danni gravi. Nell’invasione opposta della corsia di marcia il danneggiato deve dimostrare che il sinistro è avvenuto a causa della condotta dell’altro veicolo per imprudenza,  negligenza ed imperizia.

La responsabilità di un sinistro causato da un sorpasso effettuato con una doppia striscia continua è grave. Secondo lo schema di risarcimento  delle assicurazioni, nel caso di incidente con sorpasso si prende anche in considerazione come si muoveva la controparte, perché può sussistere un concorso di colpa. Sono  assai  frequenti  incidenti  stradali in prossimità della linea di mezzeria ed in questi casi  la ricostruzione cinematica dell’incidente può  aiutare a  comprendere la dinamica e le relative responsabilità.

Il danno causato da un sorpasso non consentito è risarcito dall’assicurazione ai  sensi  del  Codice delle Assicurazioni private individuando la normativa applicabile,  a seconda della casistica e delle responsabilità. La manovra di sorpasso si può fare soltanto quando è consentita.

Il mancato rispetto dell’obbligo di dare precedenza e il mancato rispetto dello stop sono tra le prime cause di sinistri. In queste tipologie di incidenti ci sono tanti fattori da valutare, pertanto la richiesta del risarcimento dei danni va valutata caso per caso.

Nel caso di un incidente stradale avvenuto tra due veicoli in un incrocio regolato da un semaforo, chi ha attraversato l’incrocio con semaforo rosso ha sempre torto. L’onere della prova incombe, tuttavia, sul danneggiato  che potrà richiedere il  risarcimento anche alla propria assicurazione, qualora non siano rimasti coinvolti altri veicoli. E’ interessante osservare che non vi  è  obbligo di una particolare circospezione, come nel caso di attraversamento con il giallo (Corte di Cassazione con sentenza 1365/2014).

La guida in stato di ebbrezza è regolata dall’articolo 86 del Codice della strada, che prevede una sanzione pecuniaria che va da euro 532 a euro 2.127. La sanzione si applica a chi sia trovato alla guida in stato di ebbrezza con tasso alcolemico compreso tra 0,51 e 0,8 grammi di alcol per litro di sangue. In tale circostanza, si può applicare la rivalsa assicurativa, ossia, che può essere messa in pratica dalla compagnia di assicurazione di chi ha provocato l’incidente.

L’omissione di  soccorso  è un reato previsto  dall’art 593 del  Codice Penale. Per quanto riguarda la circolazione stradale, il Codice della Strada all’art. 189 disciplina il comportamento che gli automobilisti devono tenere in caso di incidente. La norma come primo obbligo impone di fermarsi, ma anche, ovviamente, di prestare assistenza e di porre in atto misure adatte a salvaguardare la sicurezza della circolazione (triangolo e quant’altro) e le esigenze probatorie.

Per quanto concerne i danni cagionati da buche stradali, un fenomeno sempre più diffuso è quello dei sinistri causati dalla cattiva manutenzione delle strade e dei marciapiedi, come anche dalla mancanza o scarsa illuminazione.
In questi casi è possibile richiedere il risarcimento del danno al Comune e all’Ente proprietario del tratto di strada in questione. La richiesta presuppone la prova della dinamica del fatto e del nesso di causalità con le lesioni riportate a seguito della caduta. Bisognerà anche dimostrare la cosidetta “insidia o trabocchetto”: infatti l’art. 2043 cod. civ. obbliga al risarcimento del danno chi procura un danno ingiusto ad altri, mentre l’art. 2051, stesso codice di rito, statuisce la responsabilità oggettiva in capo al custode di una cosa, o al relativo proprietario per i danni procurati dalla cosa stessa, a prescindere dal fatto che costoro li abbiano voluti o meno, essendovi l’obbligo per le amministrazioni di tenere in buon stato di manutenzione il suolo pubblico, affinché non costituisca pericolo per gli utenti.