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giovedì, 22 Ottobre, 2020
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Incidente stradale con passeggero. A chi chiedere il risarcimento?

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Incidente stradale con passeggero a bordo 

Tutti gli utenti della strada, automobilisti, motociclisti, passeggeri trasportati e pedoni sono tenuti a rispettare le norme del Codice della Strada.

Ogni utente stradale dovrà ossequiare i cartelli, i divieti e le direttive della sua nazione, al fine di non procurare danni a sé stesso, ad altri, a cose, o animali. Se dovessero verificarsi violazioni, la normativa stabilirà colpe e obblighi. Secondo la legge, ogni qualvolta una persona trasportata si trovi coinvolto in un sinistro tra due vetture, potrà avvalersi nei confronti della compagnia assicuratrice del veicolo su cui viaggiava al momento dello scontro.

L’articolo 141 del Codice delle Assicurazioni Private, prevede che il danno subito dal passeggero, venga risarcito dall’assicurazione del veicolo sul quale viaggiava. Pertanto la persona lesa, dovrà rivolgersi all’assicurazione che copre il veicolo sul quale si trovava al momento del sinistro.

In alternativa, secondo una recente sentenza emessa dalla Suprema Corte di Cassazione, lo stesso, potrebbe però anche chiedere risarcimento all’assicurazione dell’automobile antagonista poiché le due compagnie sono, entrambe, solidamente responsabili.

Il passeggero, non dovrà dimostrare la responsabilità dell’uno o dell’altro mezzo, dovrà solo, per il tramite del proprio avvocato esperto in incidenti stradali, chiedere l’indennizzo all’assicurazione, avendo sempre diritto ad essere risarcito, sia nell’ipotesi in cui il conducente dell’auto su cui era trasportato sia dalla parte della ragione, che dalla parte del torto. La legge impone al terzo trasportato una procedura di risarcimento, identica a quella prevista in caso di indennizzo diretto dall’art. 148 del Codice delle Assicurazioni private, che presume la procedura di una richiesta scritta, da inviare tramite raccomandata o Pec e che dovrà contenere, tutta una serie di dati indispensabili affinché la Compagnia possa effettuare l’offerta di risarcimento danni.

La domanda deve specificare:

  • nominativo del soggetto che ha diritto al risarcimento;
  • luogo, i giorni e le ore in cui le cose danneggiate sono disponibili per l’ispezione diretta ad accertare l’entità del danno;
  • le circostanze nelle quali è avvenuto il sinistro e la relativa dinamica;
  • documenti del danneggiato;
  • l’età, l’attività e il reddito del danneggiato;
  • entità delle lesioni subite, attraverso perizia medico legale di parte disposta dai medici legali  di  Adism, oppure attestazione medica che dimostri l’avvenuta guarigione;

Ai sensi dell’articolo 1678 del cod. civ. il trasportato ha, quindi, sempre diritto ad essere risarcito per i danni conseguiti a seguito di un incidente, a prescindere dalla responsabilità del conducente nella causazione dell’incidente stesso.

Entro 90 giorni dal ricevimento della documentazione la Compagnia assicuratrice è obbligata a:

  • formulare al danneggiato un’offerta di risarcimento;
  • comunicare al danneggiato i motivi per i quali ritiene di non formulare nessuna offerta.

Il termine è ridotto a 60 giorni nel caso in cui il passeggero, abbia subito solo danni a cose. L’offerta, viene generalmente preceduta da una richiesta di visita medico legale presso un professionista di fiducia della Compagnia, per la valutazione dei danni fisici piuttosto che da una richiesta di perizia, alla quale raccomandiamo di essere accompagnati dal medico legale di Adism.

In questo caso, il soggetto non potrà rifiutare di assentire agli accertamenti. Se non accettasse al termine di 90 giorni per effettuare l’offerta resterà sospeso; ciò significa che finché il richiedente non si metterà a disposizione per la visita, non potrà pretendere di essere tutelato davanti al giudice, previo  esperimento  della negoziazione assistita ove prevista dalla legge.

Nel caso in cui la documentazione fosse incompleta, la Compagnia assicuratrice sarà tenuta a segnalarlo al richiedente entro 30 giorni e il termine per effettuare l’offerta resterà sospeso, finché la documentazione non verrà integrata.

Come ottenere il risarcimento?

La scelta migliore per tutelare i propri diritti  ed ottenere il  risarcimento  dei  danni  subiti in un incidente stradale è  sempre quella di  affidarsi fin da subito  ad Adism che valuterà  gratuitamente il caso e affiderà  la gestione in  convenzione,  senza che venga  richiesto alcun  anticipo spese, ad un  avvocato  esperto  in  materia assicurativa e responsabilità  civile derivante da circolazione stradale e medico  legale.

Il passeggero dovrà dimostrare – tramite verbale emesso dalla Polizia Stradale o da altre Forze dell’Ordine, dai soccorsi del 118 o grazie al  modello CAI di  constatazione amichevole di incidente, o alla dichiarazione di terzi – di essere stato a bordo di uno dei due mezzi di trasporto al momento della collisione e provare, quindi, di aver subito datti fisici. In questo caso, il risarcimento al passeggero, verrà erogato subito dopo l’accertamento della dinamica del sinistro all’esito della visita medico legale disposta dalla compagnia di  assicurazione ad avvenuta guarigione clinica, o quando i  postumi invalidanti  saranno  ritenuti  stabilizzati.

Nel caso in cui il veicolo non sia coperto da assicurazione cosa fare?

Nel caso in cui l’automobile in cui viaggiava il passeggero non fosse stata assicurata al momento del sinistro, il terzo trasportato avrà il diritto ad essere risarcito dal Fondo di Garanzia Vittime per la Strada.

Problematiche comuni: 

Nel caso in cui il trasportato non indossasse le cinture di sicurezza durante la collisione, permane comunque il diritto al rimborso, che però, potrebbe essere ridotto in relazione ai danni che potevano essere evitati.

Quando rivolgersi ad uno studio legale?

Dati i  tecnicismi fissati  dal  Codice delle Assicurazioni Private e considerato  che le compagnie di  assicurazione tendono  sempre a tutelare i propri interessi, spesso  con  liquidazioni  sbrigative ed irrisorie rispetto  la reale entità  dei  danni  riportati  a seguito  di un incidente stradale,  è  sempre bene essere assistiti  da uno  dei  legali  messi  a disposizione dallAssociazione Difesa Infortuni Stradali (Adism) per chiedere aiuto e sostegno durante la produzione delle pratiche fino  all’ottenimento  del  risarcimento  da parte dell’assicurazione.

Intervista all’ Avv. Gianluca Sposato per Adism sulla normativa del monopattino elettrico

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Di seguito potrete ascoltare l’intervista sul tema della regolamentazione del monopattino elettrico

L’avvocato Gianluca Sposato parla ai microfoni di RID 96.8FM a riguardo di questo delicatissimo tema, dal momento che ancora ad oggi non vi è nulla di definito nel campo dei monopattini elettrici e della sicurezza stradale per i conducenti e per i pedoni (come altri mezzi) che comunque possono essere coinvolti in un vero e proprio incidente con un monopattino elettrico.

Per seguire tutta la puntata di RID96.8FM utilizzate il link seguente:

Incidente con monopattino elettrico, che cosa fare?

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Quando avviene un sinistro con un monopattino elettrico, che cosa bisogna fare?

Con il decreto  sviluppo Italia il Governo  ha voluto promuovere l’economia green  e la circolazione di  mezzi  non inquinanti, incentivando  l’acquisto  di  biciclette e monopattini  elettrici.

Adism ha segnalato alle Istituzioni  la pericolosità  di  questi  mezzi  ed esposto preoccupazione per gli incidenti che potranno  scaturirne,  tenuto  conto della carenza di infrastrutture e manutenzione stradale oltre che della mancanza di educazione stradale.

Occorre richiamare l’attenzione all’utilizzo  di  questi  mezzi, essere consapevoli  della loro pericolosità,  segnalando  l’elevato   rischio  di investimento per i  pedoni,  cadute per strade sconnesse e scontri  su  strade percorse da mezzi  veloci  e veicoli pesanti, per mancato  rispetto  delle norme del  codice della strada.

Normativa che regola l’utilizzo  dei monopattini  elettrici

Dove può circolare il monopattino  elettrico?

Il monopattino  elettrico può circolare nelle aree pedonali, in tal caso il  limite di  velocità è  di 6 km/h; può  circolare nelle aree urbane, ovvero  su  strade percorse da altri  veicoli, senza superare il limite di  25 km/h; inoltre,  può circolare anche nelle aree extraurbane, se sono presenti e all’interno  delle  piste ciclabili.

A che età si  può guidare il monopattino  elettrico, vi è obbligo  del  casco,  il monopattino deve essere assicurato?

Il monopattino  elettrico è un mezzo  che non  deve essere omologato,  quindi privo  di targa e tassa di proprietà,  si può guidare senza patente al  compimento  dei  14 anni  di  età. L’obbligo  del  casco  vi  è  solo per i  minori  di  18  anni,  non possono  essere trasportate persone animali e/o cose. Non vi è obbligo di  assicurazione,  tuttavia data la pericolosità  del  mezzo, la mancanza di  educazione stradale e condizione delle strade, per assenza di  manutenzione,  Adism  raccomanda non soltanto, qualora si intendesse rischiare la vita utilizzando  questi  mezzi per spostarsi  nel  traffico,  di  stipulare una copertura assicurativa per danni  a terzi  ma anche una polizza kasko integrale che copra danni  causati  accidentalmente  al  conducente,  per esempio per caduta su  manto  stradale disconnesso, o  buca stradale.

Che succede in caso  di incidente stradale con monopattino  elettrico,  o tra monopattino  elettrico  e pedone ?

Nel  caso di incidente stradale causato da un  monopattino elettrico  la responsabilità  ricade sul  conducente autore della violazione  delle norme del  codice della strada, per esempio per mancato rispetto del  diritto  di  precedenza, attraversamento  non  consentito, sorpasso  a destra,  svolta senza l’indicatore di  direzione, passaggio  con il  semaforo  rosso, etc.

Quanto  alla responsabilità  civile scaturente per  il  risarcimento  del danno, non  essendo  obbligatoria alcuna copertura assicurativa il  conducente del  monopattino,  se non  assicurato, risponderà  personalmente. Nel  caso  di incidente tra monopattino  elettrico  e pedone risponde l’autore della violazione delle norme del  codice della strada,  dunque il pedone dovrà  risarcire il  conducente del  monopattino qualora abbia violato  la legge causando  danni e  lesioni.

Adism  ha criticato  la scelta del Governo  e presentato un  emendamento perché l’utilizzo  con obbligo  del  casco ed assicurazione obbligatoria venga limitato  solo  nelle aree non percorse da altri  veicoli.

Ascolta l’intervista al Presidente di Adism Avvocato Gianluca Sposato,  massimo  esperto in  sicurezza e ricostruzione di incidenti  stradali al  programma radio il Confessionale  su  RID 96.8 Fm

Richiesta danni

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Offerta risarcitoria e somme trattenute in acconto.

Non è semplice per i non addetti ai lavori districarsi nel meandro di norme del Codice delle assicurazioni private perché, a seconda della tipologia di incidente stradale, che abbia coinvolto uno o più veicoli, o che riguardi ciclisti, pedoni, o persone trasportate, bisognerà attenersi rigorosamente alle procedure previste per le singole fattispecie.

A seconda che, sulla base delle circostanze del caso concreto, si rientri o meno nel campo di operatività dell’indennizzo diretto, l’assicurazione alla quale rivolgersi sarà la propria, o quella del responsabile del sinistro, con tutti i tecnicismi  e ostacoli che il danneggiato è  tenuto ad affrontare, tra cui  l’obbligo di negoziazione assistita introdotto con Decreto legge n. 132 del  2014 per dare il tempo alle assicurazioni di formulare offerte risarcitorie al  ribasso scoraggiando il ricorso all’autorità giudiziaria.

Nel caso di sinistro stradale può accadere che il  trasportato, cioè il soggetto che è a bordo di uno dei mezzi coinvolti nell’incidente e che non è alla guida, riporti delle lesioni, o comunque dei danni a cose di sua proprietà. In questo caso opera l’art. 141 del D. Lgs.  n. 209/2005 che prevede una disciplina di favore per consentire al danneggiato di ottenere nel modo più veloce possibile il risarcimento del danno direttamente alla Compagnia che assicura il mezzo sul quale era a bordo al momento del sinistro, a prescindere dall’accertamento delle cause dell’incidente, avendo il trasportato sempre diritto di chiedere il risarcimento, anche nel caso in cui l’incidente si sia verificato per colpa esclusiva del conducente di quel mezzo.

La richiesta di  risarcimento  danni consiste, ai sensi dell’art. 1219 del codice civile,  nell’intimazione ad adempiere al  debitore, il  quale è  tenuto a rispettare i relativi termini, con tutte le conseguenze di legge in caso di adempimento e mancato rispetto della normativa applicabile al caso concreto. Per i sinistri che hanno coinvolto solo due veicoli  se le lesioni non superano il 9 per cento si applicano le disposizioni di cui all’art. 149 del codice delle assicurazioni, negli altri casi, compresi incidenti che abbiano coinvolto ciclisti o pedoni, di regola l’art. 148.

Ove l’offerta sia ritenuta non  congrua, poiché limitata,  per esempio solo alla liquidazione del danno  biologico  e,  dunque, non comprensiva del danno morale, o di altre poste di  danno ( come quello esistenziale, estetico, patrimoniale con riferimento alla capacità  lavorativa generica, o specifica, o anche alla perdita di chances ) le somme potranno  essere trattenute in  acconto,  salvo  maggiore avere,  da quantificarsi  e provarsi nel  corso  del  giudizio promosso davanti  al  giudice di pace, o in  tribunale a seconda della competenza per valore.

Convegno “Omicidio stradale. Prevenzione o repressione?”

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Dalla Terza Rassegna Parlamentale 2019 Settembre/Dicembre dell’ ISLE.

A seguito del convegno sull’omicidio stradale che si è tenuto lo scorso 18 luglio presso la sede dell’ISLE, l’Avvocato Gianluca Sposato Presidente di AdismAssociazione Difesa Infortunati Stradali, al fine di promuovere la cultura della sicurezza stradale, ha pubblicato una guida utile anche a districarsi nel complesso sistema di norme che disciplinano la responsabilità civile automobilistica: “Le 50 parole più utilizzate nelle aule di giustizia del danno stradale” edito da Nuova Editrice Universitaria, i cui proventi sono devoluti in  beneficenza per promuovere la legalità nelle scuole, rende noto la Dott.ssa Myriam Cornelini, referente dei rapporti istituzionali dell’Associazione.

Leggi l’intera Rassegna Parlamentare 2019 Settembre/Dicembre

Indennizzo diretto, le lacune di un impianto normativo

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Il Codice delle assicurazioni private, introdotto con D. Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 ed  aggiornato con le modifiche apportate dal D. Lgs. n. 68 del 21.5.2018 è la raccolta delle norme che regolamentano il contratto di assicurazione obbligatorio che garantisce la responsabilità civile nella circolazione stradale.

Per quanto riguarda le procedure di risarcimento  bisogna distinguere diverse tipologie a seconda che l’incidente abbia coinvolto  solo due o più veicoli, all’entità delle eventuali  lesioni  scaturite, al coinvolgimento di pedoni, ciclisti, trasportati, veicoli non assicurati dovranno essere tassativamente rispettati i dettami  degli  art. 145, 149, 148 e 141.

La vera novità è rappresentata dalla procedura di indennizzo  diretto, ovvero  dalla possibilità di  essere risarciti attraverso  l’assistenza legale gratuita  direttamente dalla propria compagnia di  assicurazioni quando  ricorra un incidente che coinvolga due mezzi  assicurati,  da cui  siano scaturiti danni a cose, o lesioni micro permanenti (fino  a 9 punti  di I.P.).

L’art 149  Cod. Ass. dispone che in caso di sinistro tra due veicoli a motore identificati ed assicurati per la responsabilità civile obbligatoria, dal quale siano derivati danni ai veicoli coinvolti, o ai loro conducenti, i danneggiati devono rivolgere la richiesta di risarcimento all’impresa di assicurazione che ha stipulato il contratto relativo al veicolo utilizzato. L’impresa, a seguito della presentazione della richiesta di risarcimento diretto, è obbligata a provvedere alla liquidazione dei danni per conto dell’impresa di assicurazione del veicolo responsabile, ferma la successiva regolazione dei rapporti fra le imprese medesime.

Se da un lato tale procedura semplifica molto l’iter per il risarcimento, non prevedendo neanche  l’assistenza obbligatoria di un legale per soli danni  a cose,  dall’altro presta il fianco a critiche sia per la tutela legale messa a disposizione dalle stesse compagnie che devono provvedere poi  alla liquidazione dei  danni,  con l’evidente contraddizione nonché incompatibilità a poter fare allo stesso modo i propri interessi  e quelli  dell’assicurato,  sia per la facilità di aggirare stretti  controlli.

Inoltre non vengono diffusi i dati  relativi  ai  rapporti interni  tra compagnie assicurative ed i  costi  da queste sostenuti per attuare la rivalsa nei  confronti dell’impresa effettivamente responsabile del  sinistro causato,  costi  che gravano sempre sull’assicurato,  a scapito  di  risarcimenti  sempre meno  adeguati all’effettiva entità dei danni  subiti.

La Responsabilità medica del Dentista

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La responsabilità in campo odontoiatrico è regolata dal principio della causa efficiente,

in base al quale in ambito contrattuale, il dentista è responsabile per i danni arrecati nei  confronti del paziente se non fornisce piena prova liberatoria.

L’accertamento preliminare deve essere eseguito da un medico legale specialista in odontoiatria il quale dovrà valutare l’esistenza dei  danni causati dal dentista al paziente, sia per  avere eseguito cure inappropriate, o inutili, che per l’esecuzione di trattamenti scorretti, ovvero praticati con imprudenza, imperizia e negligenza, come nel caso di ritardata, od omessa diagnosi, infezioni che possano avere causato granulomi con ascesso dentale e perdita del dente, cure canalari non eseguite correttamente ed altro. Il medico legale ha il compito di verificare eventuali patologie pregresse nel paziente, o concause, che diminuiscano la responsabilità del dentista, riscontrando l’esistenza del nesso di  causalità tra i danni accertati ed il trattamento odontoiatrico eseguito, tenuto conto sia delle spese necessarie per le ulteriori  cure necessarie, che, soprattutto, dei disagi e danni morali subiti dal paziente, in aggiunta al danno per invalidità temporanea e permanente subìto.

Per intraprendere un’ azione volta al risarcimento del danno contro il proprio  dentista bisogna, tener conto che il dentista risponde civilmente dei danni procurati quasi sempre per dolo, o colpa grave, quando la prestazione è stata effettuata per far fronte a problemi di elevata difficoltà in casi eccezionali e straordinari; mentre  risponde per colpa lieve soltanto per i danni causati durante l’esecuzione di prestazioni odontoiatriche ordinarie e di routine, come nel caso di semplici otturazioni  dentali, dunque con procedure che avrebbe dovuto effettuare sulla base di una media preparazione e diligenza, per evitare di procurare danni.

E’ importante, poi, ai  fini  dei termini di prescrizione e dell’onere probatorio determinare se le cure siano state eseguite dal dentista in qualità di dipendente di clinica privata, o struttura ospedaliera e dunque il rapporto tra medico e paziente sia configurabile di tipo  extra contrattuale, o il professionista non  abbia operato alle dipendenze di alcuno e, quindi, l’obbligazione assunta con il paziente sia contrattuale; soltanto in questo ultimo caso l’azione si  prescrive in dieci anni, poiché nella responsabilità extracontrattuale il termine per fare valere i propri diritti è di 5 anni.

Se hai subìto un danno dal tuo dentista i nostri medici legali sono a disposizione per valutare senza impegno il tuo caso.

Come fare richiesta per il risarcimento del danno

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Malasanità guida al risarcimento

La salute è un diritto, come ben sappiamo, sancito dalla costituzione italiana, che all’articolo 32 ne determina i principi. “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo ed interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”. La legge, in tale senso, ci dice, in modo inequivocabile, che il medico in nessun caso può violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana. 

Da questa base si struttura tutto il sistema sanitario italiano. Lo specialista che opera e la struttura sanitaria stessa in cui il malato si affida, in questo caso soprattutto pubblica, deve garantire, tutte le cure doverose e la massima professionalità e tempestività. 

Ogni trattamento sbagliato o comportamento considerato non incline alla buona prassi sanitaria, è da considerarsi un caso di malasanità che non può e non deve passare inosservato. 

Con il termine malasanità si intende quella carenza generica della prestazione dei servizi professionali rispetto alle loro capacità che causa un danno al soggetto beneficiario della prestazione; Certo è, che nel corso del tempo, sono state molte le definizioni di tale evento. Lo studioso statunitense Rosenthal nel 1995 definiva un episodio di malasanità come “una evidente e dimostrata mancanza di conoscenza e/o abilità nella conduzione della pratica clinica”. 

Da ciò ne emerge che ogni tipo di caso sanitario considerato non incline alla buona prassi o di dubbia professionalità, merita di essere segnalato alla legge affinché le autorità competenti facciano il loro lavoro per salvaguardare il diritto del malato o dei familiari che hanno subito una perdita o un danno, riparabile o irreparabile che sia.

Chi può commettere l’errore sanitario?

Le figure che possono essere soggette a commettere errori sono: il medico, il medico di base, la guardia medica, il chirurgo, il dirigente medico, l’infermiere, il primario e il personale paramedico.

In un caso di evidente malasanità, si individuano due tipi di responsabilità:

  • la prima è delineata come quella attribuita alla persona quale medico o specialista, che può essere il principale responsabile del materiale del danno;
  • la seconda da attribuirsi invece alla struttura sanitaria ove è avvenuto l’episodio illecito.

Quali possono essere esempi di casi di malasanità?

  • Morte infezione ospedaliera
  • Morte parto
  • Morte pre-parto o post-parto
  • Errore medico nascita
  • Intervento 
  • Infezione protesi
  • Infarto non tempestivamente diagnosticato
  • Terapia insufficiente 
  • Diagnosi errata

Ma cosa fare in caso di malasanità e chi rivolgersi?

Quando si è in un evidente caso di sanità gestita in modo inappropriato il soggetto portatore del danno o i familiari devono rivolgersi ad un avvocato, specializzato che  illustrerà quelli che sono i diritti, e studierà i documenti e le pratiche per definire e dimostrare, dinanzi al giudice i danni subiti. 

Si ha poi diritto al risarcimento, in caso non sia stato firmato in precedenza alcun accordo scritto che possa certificare la possibilità del danno finale. 

La figura del legale è fondamentale per raccogliere e studiare la documentazione per avere il risarcimento del danno subito a cui possono rivolgersi gli stessi portatori del danneggiamento o i prossimi congiunti.

Osservazioni su alcuni indicatori per una valida gestione ospedaliera

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Scendiamo nel dettaglio con alcuni degli indicatori riguardanti una valida gestione ospedaliera.

Percentuale di infezioni ospedaliere

La presenza di infezioni nosocomiali od ospedaliere, cioè che insorgono durante la degenza in ospedale, costituisce uno dei problemi più rilevanti della sanità mondiale.

Nonostante le misure igieniche utilizzate normalmente negli ospedali, la presenza continua di malati spesso colpiti da patologie infettive, il ricorso frequente ad indagini strumentali invasive, rende impossibile l’eliminazione completa di agenti pericolosi quali virus, batteri e funghi.

L’impiego costante di antibiotici favorisce inoltre la comparsa di resistenze, cioè di specie insensibili o quasi ai farmaci comunemente impiegati.

Questi fattori rendono possibli le infezioni ospedaliere che vanno comunque prevenute e combattute.

La presenza fisiologica delle infezioni ospedaliere può essere considerata dell’ordine del 5-8%.

Mortalità operatoria dei principali interventi chirurgici

Ai fini della valutazione del rapporto costi/benefici per un determinato intervento chirurgico, indispensabile come ogni atto terapeutico, è necessario conoscere, tra i numerosi dati, la mortalità operatoria.

Il rischio operatorio, molto diverso nei vari tipi di intervento chirurgico, (vedi tab. 1), è in relazione a numerosi fattori ed anche all’abilità tecnica del chirurgo.

– By-pass aorto-coronarico 1 – 2,5%
– Aneurisma dell’aorta addominale, in elezione 2-4% con protesi
endovascolare 1-1,5%
– Aneurisma dell’aorta addominale in fase di rottura 30-50%
– Pneumonectomia 4-8%, lobectomia 3-5%
– Colecistectomia (per via endoscopica e per via laparotomica) 0,2%
– Cistectomia radicale 2-2,5%
– Cancro del colon 1-3%, in urgenza fino al 15%
– Cancro dell’esofago 7-8%
– Frattura del femore 3-4%
– TURP anni 1984-1990 USA, 0,4% 65-69 anni, 3,5% ultra 85enni
– TUMT: vicina allo 0%

Percentuale di parti cesarei rispetto al totale dei parti

Secondo l’OMS deve corrispondere al 10-15%. Una percentuale molto superiore a questa cifra va considerata con riserva e sospetti e deve indurre ad un approfondimento dei motivi.

Presenza di piaghe da decubito

I vari dati riportati dalla letteratura parlano di percentuali molto bariabili, ma che si attestano intorno al 10% della popolazione ospedaliera complessiva (comprendendo anche le uolcere da pressione al primo stadio, cioè nella fase di eritema).

E’ noto che le piaghe da decubito rappresentano una patologia che non si dovrebbe più osservare.

La percentuale di pazienti affetti da questa sindrome rispetto al totale della popolazione ospedaliera, può essere considerata come un indicatore di qualità dell’assistenza.

Tenendo presente la realtà effettiva e non l’eccellenza, una percentuale del 2-3% può essere ritenuta come un indicatore di buona qualità.

Presenza di cateterizzazione vescicale

L’unica indagine estesissima (oltre 13.000 pazienti di diversi ospedali del nord Italia) compiuta in Italia (1996), con il patrocinio del Ministero della sanità, ha evidenziato una percentuale scandalosa, cioè del 18% di cateterizzazione vescicale nell’intera popolazione ospedaliera (ospedali generali per acuti).

Negli USA questa percentuale è del 10%, mentre secondo criteri di eccellenza non dovrebbe superare il 2-3%.

Necessità di precisi criteri nella prescrizione del riposo assoluto a letto, con la registrazione in cartella clinica anche della durata.

Le indicazioni di riposo assoluto a letto sono molto limitate e quasi sempre di brevissima durata. Basti pensare che nell’infarto del miocardio è previsto che la durata del riposo a letto non deve superare 1-2 giorni.

La prescrizione del riposo assoluto a letto è indicata quasi esclusivamente nelle condizioni patologiche caratterizzate da scompenso emodinamico acuto.

Invece in clinica è praticata in maniera molto più estensiva; spesso più che di una vera e propria consuetudine, sia pure sbagliata, si tratta di una consuetudine permessa all’infermiere che autonomamente “costringe” il paziente a letto senza alcuna giustificazione scientifica.

L’abuso della prescrizione a letto costituisce una delle principali cause della patologia da immobilizzazione.

E’ un grave segno di mala pratica la mancanza della registrazione in cartella clinica della prescrizione del riposo in letto o la mancanza di precisi criteri di questa misura assistenziale.

Misure di contenzione

Le connotazioni culturali legate all’impiego dei mezzi di contenzione hanno assunto negli
ultimi anni una valenza fortemente negativa.

Da più parti, infatti, si è evidenziato come non siano trascurabili i rischi legati all’uso degli ausili di contenzione e nello stesso tempo è stata sottolineata la loro scarsa o nulla efficacia nel controllo delle situazioni in cui più comunemente vengono impiegati:agitazione psicomotoria, confusione mentale, prevenzione di cadute, ecc. (vedi linee Guida del Trattamento e nella Gestione delle Malattie Geriatriche, CESI, Roma, III Edizione, 2005).

Anche se è difficile quantizzare una percentuale di utilizzo dei mezzi di contenzione, oltre la quale vi è chiaramente un abuso, è grave il mancato tentativo (che se invece effettuato va registrato in cartella clinica) di mezzi alternativi.

La pratica inidonea o addirittura indiscriminata dei mezzi di contenzione è passibile di conseguenze penali.

La costituzione italiana sancisce infatti all’articolo 13 l’inviolabilità della liberta personale ed all’art. 32 la necessità del consenso all’atto terapeutico.

Incidente tra pedone e bicicletta, chi paga?

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Chiariamo cosa succede quando vi è un incidente tra pedone e bicicletta.

Con la sentenza  n. 13591 del 5 maggio  2020 la cassazione ha ricordato che le biciclette sono considerate veri e propri veicoli, tenute a rispettare le comuni norme sulla circolazione stradale come divieti, precedenze, limiti di velocità.

Con il Decreto Rilancio, il Governo ha previsto l’ erogazione di bonus per favorire l’utilizzo  della biciletta studiando  come incrementare le piste ciclabili. Tale misura non tiene conto  dei  rischi  legati  all’utilizzo di tali mezzi di locomozione nei centri  abitati, in  strade percorse ad alta velocità da autovetture, motocicli e mezzi  articolati, che nel nostro Paese, a causa della assenza di iniziative volte alla sensibilizzazione ed educazione stradale  presenta, purtroppo, un numero  di incidenti stradali anche mortali tra i più elevati in  Europa.

È  bene ricordare che l’utilizzo di mezzi di spostamento alternativi, considerati un tempo di  svago come, appunto, la bicicletta, ma anche i monopattini  elettrici, sempre più  frequente per recarsi al lavoro o per spostamenti nei centri urbani, non esonera il  conducente da attenersi a norme di prudenza, al rispetto della segnaletica stradale e  del codice della strada, tanto più che per questi mezzi non è prevista assicurazione ed uso obbligatorio del casco, sempre raccomandabili per proteggere la testa in caso di caduta per  attenuare i danni ed evitare conseguenze peggiori, oltre che a non dovere pagare di tasca propria i  danni arrecati a terzi.

Nel caso di incidente tra pedone e bicicletta viene da chiedersi chi debba ritenersi  responsabile e risarcire i danni scaturenti  anche da compromissione dell’integrità  psicofisica e lavorativa. La cassazione, ribadendo che sia i pedoni che i ciclisti sono  considerati  utenti  deboli  della strada,  ha inteso  dare maggiore protezione a questi ultimi  in  considerazione del fatto  che debbano considerarsi  utenti  della strada più  deboli  rispetto  ai  primi e,  dunque, meritevoli di maggiore tutela. Pertanto, in caso  di incidente tra bicicletta e pedone il  conducente della bicicletta dovrà  ritenersi  presumibilmente responsabile e fornire prova liberatoria della propria responsabilità, potendosi fare riferimento anche in  questo  caso  all’art. 2054 del codice civile.

Raccomandiamo  a tutti  gli utenti  della strada di prestare massima attenzione ai pedoni  ed ai ciclisti, tenuto conto della gravità delle lesioni che scaturirebbero in caso di collisione ed invitiamo tutti gli utenti di mezzi alternativi di locomozione, come la bicicletta od il monopattino elettrico, a prestare prudenza e stipulare una copertura assicurativa perlomeno per i danni a terzi.

In caso di bisogno potete rivolgervi sempre ad Adism per ricevere assistenza legale gratuita  relativamente alla valutazione del caso.